BEST OF EAU26: Tumore del Rene
A cura di Alessandro Larcher, Milano
L’EAU Annual Meeting 2026 ha confermato il rapido avanzamento nel campo del carcinoma renale, evidenziando un’evoluzione significativa sia nelle strategie terapeutiche sia negli strumenti diagnostici. Il congresso ha posto particolare enfasi sull’ottimizzazione del trattamento adiuvante, sull’innovazione nell’imaging molecolare e sulle controversie relative al trattamento del tumore primitivo in caso di malattia metastatica.
Uno dei contributi più rilevanti del congresso è stato rappresentato dai risultati dello studio di fase III LITESPARK-022 discussi nell’ambito di una Game-Changer session (https://urosource.uroweb.org/resource-centres/EAU26/search?sessionId=22985) Questo trial ha valutato l’efficacia dell’associazione tra pembrolizumab, attuale standard adiuvante, e belzutifan, un inibitore selettivo di HIF-2α, nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare (ccRCC) ad alto rischio di recidiva dopo nefrectomia. Lo studio ha arruolato oltre 1.800 pazienti con malattia ad alto o intermedio-alto rischio, inclusi pazienti M1 NED, randomizzati a ricevere pembrolizumab in combinazione con belzutifan oppure pembrolizumab più placebo. L’endpoint primario era la disease-free survival (DFS). I risultati presentati all’EAU hanno dimostrato una riduzione significativa del rischio di recidiva o morte pari a circa il 28% a favore della combinazione, con un miglioramento clinicamente rilevante della DFS. Il beneficio è risultato consistente nei diversi sottogruppi analizzati, suggerendo un effetto robusto e potenzialmente applicabile a un’ampia popolazione di pazienti. Dal punto di vista della sicurezza, l’aggiunta di belzutifan ha comportato un incremento degli eventi avversi di grado ≥3, in particolare anemia, ipossia e alterazioni degli enzimi epatici, eventi coerenti con il meccanismo d’azione del farmaco. Tuttavia, il profilo di tossicità è stato considerato complessivamente gestibile e bilanciato dal beneficio clinico osservato. Sebbene i dati di overall survival siano ancora immaturi, il trial è stato unanimemente riconosciuto come practice-changing, suggerendo che la combinazione possa rappresentare un nuovo standard adiuvante nei pazienti con ccRCC ad alto rischio. In questo contesto, emerge anche la necessità di una più accurata selezione dei pazienti, al fine di identificare coloro che traggono il massimo beneficio dalla terapia combinata.
Accanto ai progressi terapeutici, un altro tema di grande rilievo emerso durante il congresso riguarda l’innovazione nell’imaging, in particolare lo sviluppo della PET basata su CAIX (Carbonic Anhydrase IX). Le presentazioni dei trial OncoCAIX (https://urosource.uroweb.org/resource-centres/EAU26/268286/abstract) e CAT VHL (https://urosource.uroweb.org/resource-centres/EAU26/267645/abstract) hanno evidenziato il potenziale di questa tecnologia come strumento altamente specifico per il carcinoma renale a cellule chiare. CAIX è una proteina di membrana fortemente espressa nel ccRCC e strettamente regolata dalla via VHL-HIF, rendendola un target ideale per strategie di imaging molecolare. Il trial OncoCAIX è uno studio di fase I, first-in-human, che ha dimostrato un’ottima tollerabilità associata a una promettente accuratezza diagnostica, sebbene in una fase ancora estremamente preliminare. Questi risultati accendono un significativo interesse sugli sviluppi futuri di questa metodica. Il trial CAT VHL, invece, è uno studio di fase II che valuta l’efficacia della CAIX PET in pazienti con tumore del rene ereditario associato a sindrome di Von Hippel-Lindau. In questo peculiare contesto, la CAIX PET rappresenta uno strumento con significativo potenziale nel migliorare la sorveglianza, tradizionalmente basata su imaging anatomico, spesso complesso da interpretare. Rispetto alle tecniche di imaging convenzionali, la CAIX PET offre un livello superiore di specificità biologica, ed i dati presentati suggeriscono che questa tecnologia possa migliorare significativamente l’accuratezza diagnostica, in particolare nei casi complessi o indeterminati. Inoltre, la capacità di visualizzare selettivamente il tessuto tumorale apre nuove prospettive nello staging iniziale e nella valutazione dell’estensione di malattia.
Infine, nel corso della plenary session “Managing advanced disease in renal cancer” (https://urosource.uroweb.org/resource-centres/EAU26/270277/on-demand-session), sono state discusse le diverse possibilità terapeutiche per la gestione del tumore primitivo in presenza di malattia metastatica. Questo tema rappresenta un dilemma clinico sempre più rilevante, alla luce dei miglioramenti significativi nella sopravvivenza ottenuti con le attuali terapie di combinazione. Sulla base dell’osservazione di un tasso non trascurabile di risposta patologica del tumore primitivo dopo esposizione a terapia sistemica, i partecipanti alla sessione hanno discusso, in un contesto multidisciplinare, le possibili strategie terapeutiche, tra cui sorveglianza, radioterapia, ablazione e chirurgia. Questo approccio riflette la crescente complessità decisionale e la necessità di una gestione sempre più personalizzata del paziente con carcinoma renale in fase avanzata.
In conclusione, l’EAU 2026 ha evidenziato un’evoluzione multidimensionale nella gestione del carcinoma renale, che va oltre l’innovazione farmacologica. Accanto ai progressi nella terapia sistemica e nell’imaging molecolare, il congresso ha posto attenzione anche all’ottimizzazione delle strategie chirurgiche, con un crescente sviluppo della chirurgia robotica con l’introduzione di nuove piattaforme tecnologiche. Parallelamente, è emersa l’importanza dell’integrazione tra ricerca clinica e pre-clinica, al fine di identificare nuovi target terapeutici e biomarcatori predittivi. Un ulteriore elemento centrale è rappresentato dall’attenzione crescente ai patient-reported outcomes, sempre più considerati fondamentali nella valutazione del beneficio clinico. Nel complesso, il congresso ha confermato la evoluzione verso un approccio sempre più personalizzato, tecnologicamente avanzato e centrato sul paziente nella gestione del carcinoma renale.